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Non solo progetti architettonici e oggetti di design, come le iconiche creazioni della serie Locus Solus (1964) e le lampade Pipistrello (1965). L’universo di Gae Aulenti, tra le designer più influenti del dopoguerra, è popolato anche di costumi, mostre, scenografie.
Alla designer italiana, artefice di oltre 700 progetti, che deve lasua fama anche alla trasformazione della Gare d’Orsay di Parigi da una stazione ferroviaria a museo, il Vitra Schaudepot dedica una mostra a cura di Tanja Cunz, che accoglie 35 articoli che attraversano tutta la sua carriera dell’artista, integrati da fotografie, schizzi e disegni, nonché da film documentari, interviste.
Dal 29 febbraio all’11 ottobre c’è quindi un motivo in più per visitare uno dei più significativi centri espositivi per il design industriale di mobili, a Weil am Rhein, a pochi chilometri dalla città svizzera di Basilea. Alla realizzazione del Museo, il cui simbolo è rappresentato dalla Torre Vitra inaugurata nel 2014 da Carsten Höller, ha infatti collaborato l’élite mondiale dell’architettura, da Frank Gehry passando per Tadao Ando fino ad arrivare a Herzog & de Meuron.
Ma torniamo alla mostra dedicata alla designer di Palazzolo Dello Stella (Udine), protagoonista, tra i tanti interventi, del restauro e della trasformazione in polo culturale polifunzionale di Palazzo Branciforte a Palermo, del restauro del Castello Estense a Ferrara, dell’allestimento del Museo Nazionale d’Arte moderna presso il Centre Georges Pompidou di Parigi.

Il percorso al Vitra si apre con i primi progetti di Aulenti per l’azienda Poltronova, che includono il divano Stringa (1963) e molti altri oggetti disegnati anche per la propria abitazione. Dalla sedia pieghevole estremamente leggera e facile da riporre, la Aprilina (1964), ai prodotti realizzati per FontanaArte, la mostra mette in luce l’impiego, da parte dell’architetto, di materiali diversi con innovativo approccio.

La parte superiore della lampada in vetro Giova (1964) può essere ad esempio utilizzata anche come vaso, mentre il Rimorchiatore (1967), in metallo laccato, è una lampada ibrida, ma, al tempo stesso, anche un vaso e un posacenere. Tra i materiali utilizzati da Aulenti, oltre al vetro e al metallo, c’è anche il marmo. Ne è un esempio il tavolo Jumbo (1965) creato per Knoll.

Il percorso ammicca anche ai contributi offerti da Aulenti al rinnovamento di Palazzo Grassi di Venezia (1985/86), e alla ricostruzione del Palau Nacional di Montjuïc a Barcellona, tra il 1985 e il 1992, divenuto il Museu Nacional d’Art de Catalunya, o ancora alla progettazione per l’Olivetti dello showroom di Buenos Aires.
Grazie ai prestiti dell’Archivio Gae Aulenti di Milano e di altri finanziatori, la mostra intitolata “Un universo creativo” include anche una selezione di opere meno note della designer italiana, come i progetti di packaging per prodotti per il trucco della società francese Rochas nel 1978, i vasi per il produttore di vetro Venini, Toaster (1996) e Blender (1998), opere che rivelano l’immensa versatilità di Aulenti e la sua grande sensibilità alle più disparate situazioni ed esigenze.
Eppure quasi tutti i disegni sono accomunati da un linguaggio formale sorprendente: fermano l’occhio rimanendo indelebili.

Author Longho

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